
Se n'è andato con un rimpianto: non essere riuscito a immortalare la sua città come avrebbe «voluto e dovuto». Parole sue. Pino Settanni, il grande fotografo che tutti conoscono per i celebri ritratti e gli straordinari servizi realizzati dai Balcani a Kabul, se ne rammaricava in un’intervista rilasciata tempo fa al Corriere del Mezzogiorno. Era nato a Grottaglie il 21 marzo del 1949, ma aveva messo subito radici a Taranto, che dichiarava di amare profondamente.

Una malattia incurabile se l’è portato via l’altra sera, a Roma, dove gli sono stati vicini sino all’ultimo la moglie Monique Gregori conosciuta nel 1975 (fu lei a introdurlo nel mondo dell’arte) e i fratelli Antonio, Gianfranco e Maria. A Taranto aveva iniziato a realizzare i primi scatti con una Zenit E. Era operaio studente dell’Italsider, ma già pensava di diventare un reporter professionista. I suoi primi soggetti furono gli alberi di ulivo anneriti dai fumi della fabbrica nella quale lavorava e dalla quale ben presto si sarebbe licenziato. Fece le valigie e se ne andò a cercar fortuna prima a Torino, poi a Roma, dove si stabilì negli anni Settanta. Voleva diventare importante come Ciro de Vincentiis, nato anche lui a Grottaglie e già affermato fotografo di stampo neorealista. Ma Settanni pensava alla macchina fotografica più come a un pennello. Diceva che senza aver approfondito lo studio degli artisti del Cinquecento non avrebbe saputo come realizzare i suoi ritratti. Per lui non c’era buon fotografo che non avesse imparato dai grandi pittori l’uso della luce. Ed, effettivamente, le foto dedicate ai grandi personaggi del cinema, da Roberto Benigni a Federico Fellini, da Ennio Morricone a Lina Wertmuller, solo per citarne alcuni, sembrano quadri di Rembrandt. Non a caso come immagine per il desktop del suo personal computer Settanni aveva scelto «La ronda di notte». C’era, poi, la luce di Taranto, «quella con la quale ho vissuto da ragazzino e che spesso riaffiora», raccontava in quell’intervista al Corriere.
Era molto legato al regista Mario Monicelli, che proprio a Taranto, qualche anno fa, fu testimonial di una sua mostra al Castello Aragonese intitolata «Cento ritratti». Tra i volti dei tanti personaggi del mondo del cinema, e non solo, c’era anche quello di Antonio Corvino, il direttore generale di Confindustria Lecce, del quale il fotografo era molto amico. Per Settanni fu molto importante l’incontro negli anni Settanta con il pittore Renato Guttuso. Insieme condivisero notti e giorni, come ha ricordato il critico Vittorio Sgarbi. Ma fu un rapporto di amore-odio. Dopo tanta gavetta arrivò finalmente il successo, grazie ai ritratti con i fondi neri, che nel mondo della fotografia hanno fatto scuola. I funerali dell’artista si terranno questo pomeriggio, alle 17.30, nella chiesa del Santo Spirito, a Roma, mentre la salma verrà tumulata nella città natale, nella cappella di famiglia.
(fonte: Corriere del Mezzogiorno)

(fonte: Corriere del Mezzogiorno)
Pino Settanni è stato uno degli artisti più rivoluzionari del nostro secolo, ma anche un amico compagno di tante battaglie sulla ricerca del colore...
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